Gin Agnes: il coraggio di restare in un bicchiere
Il Vallo di Diano sta in Campania, incastrato tra montagne che conoscono più la fatica che le cartoline.
Qui, se semini, devi aspettare. Se sogni, devi resistere.
Il tempo cammina a un altro passo, tra le montagne che ti fanno da orizzonte e la valle che ti tiene coi piedi a terra.
È da qui che nasce Gin Agnes.
Non da una tendenza, ma da una terra.
Dalla fatica, dai ritorni, da due mani sporche di lavoro che hanno deciso di restare.
Enzo Vespoli se n’era andato da ragazzo, pensando che altrove l’aria fosse più leggera.
È tornato dopo vent’anni, con le mani pronte a lavorare e la testa piena di progetti.
La sua terra lo aspettava, in silenzio.
Tra un campo di zafferano piantato quasi per scherzo e un agriturismo da mandare avanti, Enzo ha scelto di rimettersi a costruire.
Non da solo. Con Maurizio Caporale, amico di sempre, uno che i conti li sa fare e che sa quando stringerti la mano senza bisogno di parlare.
Una promessa semplice:
«Io non entro nei conti. Tu non entri nei campi.»
Da lì è nato Gin Agnes.
Un gin che non è nato per seguire una moda.
È nato per raccontare chi resta, chi semina, chi si sporca le mani e si pulisce solo a fine giornata, quando il lavoro è finito.
Com’è nato Gin Agnes?
«È cominciato tutto per caso, con pochi bulbi di zafferano regalati.
Li abbiamo piantati senza pensarci troppo, giusto per vedere cosa succedeva.
Oggi siamo tra i maggiori produttori in Campania.
All’inizio facevamo creme, liquori, cose semplici.
Poi qualcuno ci ha detto: “Perché non provate a fare un gin?”
Non sapevamo niente, ma avevamo voglia.
Ci siamo messi sotto, un passo alla volta.
E alla fine è nato Gin Agnes.»
Perché il nome Agnes?
«Volevamo un nome che rappresentasse quello che stavamo costruendo. Agnes in greco significa puro, ed è questo che volevamo trasmettere: un prodotto autentico, fatto con pochi ingredienti scelti e lavorati con il massimo rispetto.»
Come descriveresti il vostro gin?
«Gin Agnes è un gin aromatico e floreale, caratterizzato da una grande morbidezza al palato.
All’inizio si percepiscono gli agrumi e il pepe, poi arriva la nota calda dello zafferano che non sovrasta, ma accompagna.
È un gin che può essere bevuto anche in purezza, grazie alla sua struttura equilibrata e avvolgente.»Come viene realizzato Gin Agnes?
«Con mani lente e teste testarde.
Abbiamo scelto di affidarci ai fratelli Nicolas e Banni Lottino, distillatori artigiani cresciuti tra l’Inghilterra e il Giappone, che oggi guidano la distilleria Lottino Spirits.
La loro esperienza internazionale e il nostro radicamento al territorio si sono incontrati in un metodo preciso: ogni botanica viene distillata singolarmente, a bassa temperatura, con il Rotary Evaporator.
Alla fine, il nostro zafferano viene aggiunto in infusione a freddo, per mantenere intatti profumi e autenticità. Una collaborazione nata da rispetto, fiducia e dal desiderio di fare le cose con calma, come si deve.»
È stato facile trovare la formula giusta?
«Per niente.
Il primo tentativo, con un’altra distilleria, è stato un buco nell’acqua: il gin era torbido, sbilanciato, senza anima.
Quando abbiamo incontrato i fratelli Lottino, abbiamo capito che era il momento di ricominciare.
Ci siamo messi a tavolino, bottiglia dopo bottiglia, assaggio dopo assaggio.
Abbiamo messo a dura prova il fegato, è vero.
Ma ci vuole fegato per credere nei sogni.
Alla fine l’abbiamo trovato: il sapore che cercavamo, il gin che ci somiglia.»
Quando avete capito che la strada era quella giusta?
«Abbiamo partecipato al Gin Guide Awards di Londra, uno dei concorsi più prestigiosi al mondo.
Il primo anno siamo arrivati tra i primi 16 su 35 paesi partecipanti.
Il secondo anno siamo entrati tra i primi 10 nella categoria Floreale e abbiamo ricevuto una menzione speciale come uno dei migliori gin per preparare un Negroni.
Un riconoscimento che ci ha dato ancora più forza per continuare.»
Quanto del vostro territorio vive in una bottiglia di Gin Agnes?
«Tantissimo.
Il nostro zafferano viene coltivato a Sala Consilina, in provincia di Salerno, e molte delle botaniche che utilizziamo crescono tra queste colline del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Ma soprattutto c’è l’anima del nostro territorio: il lavoro duro, la pazienza, l’amore per la terra.
Ogni sorso racconta la nostra storia.»
È stato difficile far accettare l’idea di un gin allo zafferano?
«Sì, parecchio.
La parola “zafferano” spaventa.
Molti lo collegano subito al risotto e fanno fatica a immaginarlo in un gin.
Ricordo una degustazione a Siena: una ragazza, appena sentito “gin allo zafferano”, fece una smorfia e disse: “No grazie”.
Le dissi: “Assaggialo. Se non ti piace, non lo paghi.”
Alla fine, lei e i suoi amici si sono fatti otto gin tonic.
E quella stessa ragazza, che gestiva un villaggio turistico a Sibari, quell’estate ci ha ordinato trenta cartoni di gin. È così che si vincono i pregiudizi: facendo parlare il bicchiere.»
Avete modificato l’immagine del prodotto?
«Sì, da quella esperienza abbiamo imparato una lezione.
Abbiamo capito che a volte i nomi parlano troppo, e confondono chi non sa ascoltare.
Così abbiamo scelto di non evidenziare più la parola “zafferano” sull’etichetta.
Oggi si chiama semplicemente Gin Agnes.
Chi lo assaggia, capisce da sé la sua particolarità, senza bisogno di spiegazioni.»
Come consigliate di gustarlo?
«Gin Agnes si può gustare in purezza, proprio per la sua morbidezza e complessità aromatica.
È perfetto anche in un gin tonic, fresco e pulito, o in un Negroni, dove riesce a dare una nota più calda e avvolgente. In cucina si abbina molto bene a carpacci di mare, crudi di pesce e tartare.»
Raccontateci del vostro impegno con i giovani.
«Crediamo molto nell’importanza di trasmettere il valore della terra alle nuove generazioni.
Per questo andiamo negli istituti agrari e alberghieri a raccontare la nostra esperienza.
Vogliamo mostrare che l’agricoltura non è un ripiego, ma una possibilità concreta di costruire il proprio futuro, rimanendo radicati al proprio territorio.»
E il vostro impegno verso l’ambiente?
«Siamo anche apicoltori, e negli anni abbiamo visto morire migliaia di api a causa dei pesticidi e dell’inquinamento.
Da questa esperienza dolorosa è nato il Progetto Evodia: ogni bottiglia venduta contribuisce alla piantumazione di alberi di Evodia, che fioriscono a fine estate e danno nutrimento alle api proprio nei mesi più critici.
Un piccolo gesto concreto per proteggere l’ambiente.»
Quali sono i vostri progetti per il futuro?
«Vogliamo continuare a crescere senza tradire i nostri principi.
Stiamo lavorando su nuovi gin aromatizzati e su nuovi liquori artigianali.
Ci piacerebbe collaborare un giorno con grandi nomi internazionali, ma senza perdere mai il contatto con la nostra terra e la nostra storia.
Crescere, ma restare fedeli a noi stessi: questo è il nostro vero obiettivo.»
Gin Agnes non è solo un gin. È un modo di restare, quando tutto spinge ad andare via.
Dentro ogni bottiglia c’è un campo di zafferano, un’amicizia lunga una vita, la testardaggine di chi sceglie la terra invece della scorciatoia.
Non cerca di stupire, ma di farsi riconoscere da chi ha il palato – e il cuore – per capire le cose vere.
Non si racconta con favole: si apre, si versa, si beve.
E se ti convince, non lo dimentichi più.